SISTRI: si parte veramente o si va incontro ad un altro rinvio?
16 marzo 2012 | Nessun Commento »Ho letto con molta attenzione l’anticipazione dell’editoriale di Paola Ficco al numero di marzo della “Rivista Rifiuti – Bollettino di informazione normativa™” pubblicato sulla Home Page del sito Rete Ambiente™ di Edizioni Ambiente™.
Ho trovato:
- degli spunti molto interessanti da suggerire al gestore del SISTRI, e penso che l’intento dell’autrice fosse proprio in questa direzione,
- delle inesattezze tecniche, del tutto comprensibili se provenienti da non addetti ai lavori, ovvero, da competenze non specificatamente informatiche,
- delle incomprensioni, nel senso che vengono descritti dei fatti da una prospettiva negativa non cogliendo la positività degli stessi visti da un’altra inquadratura, e, considerando l’autorevolezza dell’autrice, ritengo queste incomprensioni del tutto non strumentali,
- delle incompletezze di visione della realtà che il SISTRI potrebbe costituire nel nostro ordinamento, sempre per interpretazioni non strumentali,
La coerenza con le mie opinioni, da tempo divulgate sul mio Blog e spesso pubblicate dalla testata Ambiente & Sicurezza de “Ilsole24ore”, da sempre del tutto positive sull’introduzione di un sistema informatico e centralizzato di regolamentazione e controllo della movimentazione dei rifiuti, mi obbliga a tentare una parafrasi, molto tecnica e volutamente non polemica ma costruttiva, dell’articolo menzionato. Spero che l’autrice, che stimo profondamente ed ammiro per la schiettezza, la lucidità e l’indiscutibile competenza sull’argomento “rifiuti”, accetti questo mio approccio come un umile contributo per poter giungere, alla buon’ora, ad un SISTRI funzionante ed efficace.
Il mio lavoro si limita a precisare alcune affermazioni del testo dell’articolo di Paola Ficco (che, per evitare che si possano travisare alcune affermazioni per mancanza di contesto, riporto integralmente l’articolo) focalizzandomi su ciò che condivido ed approvo, oppure, trovo non corredato della obiettiva considerazione dell’aspetto tecnico informatico, fornendo spunti di riflessione per una riconsiderazione delle positività o negatività delle tesi esposte.
Cvd. Come volevasi dimostrare, una locuzione polirematica che usavamo a scuola per dimostrare la validità dei teoremi di matematica. Ora lo usiamo con riferimento alla proroga dell’operatività del Sistri al 30 giugno 2012. Chi ne dubitava? E non credo che sarà l’ultima. Lo dico perché sono contro la tracciabilità dei rifiuti? Perché non ho a cuore la tutela dell’ambiente rispetto allo scempio dei traffici illeciti? No, lo dico per l’esatto contrario e perché questo Sistri continua ad essere inadeguato. Tralascio rallentamenti, chiavette e black box che si rompono e aggiornamento dei software. Sono vicende tristi e note a tutti da sempre.
(A mio avviso questi problemi sono da addebitare ad una cronica carenza di analisi di tutto il sistema. Questo fatto comporta gli aggiornamenti continui, che sono sotto gli occhi di tutti, propri dei progetti informatici svolti “work in progress” e costituisce il razionale di molta parte delle sue criticità).
Guardiamo allora, un po’ più da vicino, il software che, per il Sistri, sembra negare la logica della scienza informatica: operativamente, oggi, l’iscrizione viene fatta in base alle varie operazioni D ed R; anche il registro e la Scheda Area movimentazione sono stati separati in base alle operazioni. Tale separazione è stata fatta anche in ambito informatico. Inutile, perché sono dati elettronici e le informazioni possono essere estratte, aggregandole nelle forme più svariate. In pratica, è come se si fosse voluta dare leggibilità “fisica” ai dati, dimenticando che si poteva estrarli da un archivio unico.
Questa affermazione la ritengo contraddittoria nel senso che definisce dei fatti problematici ma ne indica anche la naturale soluzione. Secondo il mio giudizio il motivo per cui “l’iscrizione al SISTRI” e “la gestione delle registrazioni” sono state riferite alle varie operazioni D ed R non è né strumentale all’impostazione informatica della soluzione né, tanto meno , a limitazioni tecniche, bensì volutamente (anche se erroneamente) pensata per “facilitare” l’identificazione delle registrazioni da parte dei soggetti obbligati meno esperti.
Questo è un lungo e delicato discorso.
L’applicazione SISTRI web based è dimensionata e pensata per i soggetti obbligati più “deboli”, ovvero, i non esperti. I “gestori”, ovvero gli operatori esperti, in quanto “autorizzati” o in quanto hanno a che fare con problemi di dimensioni cospicue, sono stati dimenticati sia nell’analisi che nella riforma della normativa, volutamente o meno non mi sento di dare un giudizio. Le complicazioni che tale impostazione provoca sono inenarrabili, nel senso che, i gestori e i soggetti produttori che hanno a che fare con un numero di movimentazioni superiore a 10-15 movimenti/giorno, non riusciranno ad ottemperare agli obblighi e vincoli imposti dal SISTRI se non utilizzando sistemi informatici gestionali interoperanti con SISTRI. Questo è un grande limite del sistema ma una grande opportunità per chi produce software per la gestione “professionale” dei rifiuti. Per “gestione professionale” non si può intendere solo quella cui sono preposti i soggetti gestori, bensì quella cui si sento indotti tutti i soggetti obbligati che intendono gestire i rifiuti secondo i vincoli e gli obblighi imposti dalla vigente normativa, ma, associano tali vincoli ad altre regolamentazioni vigenti: sicurezza, medicina del lavoro, responsabilità civile e penale delle personalità giuridiche estese ai reati ambientali, eccetera, eccetera, eccetera. Su questi argomenti si può aprire una discussione di dimensioni colossali, il che ci spinge, fortunatamente, a ritornare sul nocciolo della questione: a cosa deve servire questo SISTRI e come lo si possa far funzionare in modo accettabile.
Pensiamo alla Scheda Area movimentazione di un trasportatore in conto terzi: vanno messe almeno 4 firme, in due operazioni cronologiche (carico e scarico); a differenza delle modalità “cartacee” dove basta barrare entrambe le caselle di carico e scarico nell’ambito di una sola registrazione. Non solo, i dati del registro cronologico sono gli stessi della scheda Sistri. Perché duplicare?
L’interoperabilità, oggi, è ancora una specie di pirandelliano personaggio in cerca di autore con un apparato normativo di fondo labile e confuso (Dm 219/2011) al quale, sembra, possano accedere solo alcune software house e non tutte come, invece, dovrebbe essere. Intanto, mentre i problemi continuano e si accumulano, il Sistri si trasforma e, quasi fosse un mutante, vuole diventare un vero e proprio sistema gestionale e non più solo di tracciabilità.
Io ritengo che il SISTRI non sia e non debba ne possa diventare un sistema gestionale proprio per il fatto che non può compendiare nelle sue funzionalità la parte organizzativa delle imprese soggette che e deve rimanere di competenza esclusiva delle imprese. Inoltre, l’interoperabilità, benché non perfettamente definita e tecnicamente incompleta, è la vera innovazione tecnica e tecnologica che SISTRI potrà introdurre nel nostro ordinamento. Il tentativo di introdurre SISTRI come sistema di identificazione univoca delle movimentazioni di rifiuti sul territorio è da considerarsi pionieristico: costituisce una evoluzione epocale (non solo perché lo afferma il sottoscritto, ma anche perché il “sistema” è oggetto di studio e di speculazione di alcuni degli atenei più accreditati sia nel nostro paese che all’estero) delle metodologie di controllo e certificazione, da parte di authority centralizzate ed indipendenti, a riguardo della regolarità e legalità di comportamenti socio economici generalizzati. Non mi permetto di entrare in argomentazioni giuridico costituzionali della leicità di tali “controllori”, in quanto non ne ho la minima competenza (anche se percepisco l’esistenza del problema).
Dalla mia prospettiva, comunque, vedo il SISTRI nel futuro come una autorità di certificazione della leicità dei trasferimenti di rifiuti speciali e speciali pericolosi sul territorio. Ovvero, a pieno regime, se non sarà presente nel repository del SISTRI la Scheda Movimentazione di un qualunque trasporto di rifiuti speciali o speciali pericolosi, questo sarà da considerarsi illegale (salvo le deroghe previste dalla legge).
Infine, interpretando lo scenario tecnico, ritengo che i tracciati (regola per definire i dati) ed i metodi (sistemi di trattamento dei dati) definiti dall’interoperabilità con SISTRI costituiscano un ulteriore grande passo in avanti nella sistemazione dell’intercomunicabilità automatica dei dati tra soggetti interessati: questi aspetti tecnici del dialogo tra sistemi informatici costituiscono, di per se, uno STANDARD, ovvero, un unico ed inequivocabile modo per scambiare dati tra sistemi informativi che ne rilevino la necessità. Tale affermazione può sembrare criptica, ma pensando a cosa abbia significato per il mondo delle imprese (in termini di velocizzazione dei processi ed abbattimento dei costi) l’introduzione degli standard ABI per la gestione dell’HOME BANKING si può facilmente interpretare la portata dell’innovazione.
È noto infatti che sarà emanato un Dm che modificherà ulteriormente il Tu Sistri (Dm 52/2011) e (pare di capire) si sta discutendo intorno alla possibilità che il Sistri vada anche ad operare le movimentazioni interne degli impianti (lavorazioni, miscelazioni, ecc.). Sembrava che (finalmente) stesse per diventare quello che doveva essere: un sistema semplice di acquisizione e controllo dei dati in arrivo e in uscita dagli impianti. Invece, ora c’è rischio che si trasformi in una sorta di biblico leviatano. Sarebbe gravissimo e si confonderebbero i piani. Lo Stato non solo controllerebbe e sanzionerebbe (come è giusto che sia) ma gestirebbe le modalità organizzative delle aziende, quasi fino a pregiudicare la libertà d’impresa, imponendo inoltre la scelta delle attrezzature.
Per dare una risposta a questa legittima preoccupazione invito il lettore a leggere l’articolo a mia firma, pubblicato dalla testata Ambiente & Sicurezza de Ilsole24ore e presente nel mio Blog, che tende a dimostrare come la tracciabilità interna agli impianti sia, non solo imposta dalla vigente normativa, ma, anche gestibile da SISTRI con banali adattamenti dell’attuale operatività, non impattando minimamente sulla usuale gestione degli impianti che gestiscono rifiuti pericolosi.
Dopo click day fallimentari e l’acclarata impossibilità di far partire il sistema, di cosa altro ha bisogno il decisore politico (che deve obbligatoriamente prescindere dal più o meno nevrotico attaccamento del singolo funzionario al progetto che gli è caro) per capire che questo Sistri non funziona? Non riesce neanche a tracciare i rifiuti, figuriamoci poi gestirli.
Sugli svariati click-day, intesi come test di validazione del sistema, bisognerebbe aprire discorsi spiacevoli e complessi sull’organizzazione e sull’adesione. Credo sia meglio stendere un velo pietoso soprattutto sulle responsabilità delle defaillance.
Sull’affermazione che SISTRI non funziona, invece, mi vorrei soffermare per poter dimostrare che l’applicazione SISTRI web based funziona ma, purtroppo, potrà essere utilizzata solamente da una percentuale irrisoria di soggetti obbligati, sempre in riferimento agli obblighi ed ai vincoli da questo imposti.
È doveroso fare una riflessione sulle esigenze che il SISTRI farà nascere, con il suo avvento, nella stragrande maggioranza dei soggetti obbligati, nel senso che essi, per il solo fatto di dover effettuare la propria gestione dei rifiuti attraverso il SISTRI, dovrebbero essere in possesso delle competenze necessarie per lo meno a “caratterizzare correttamente il rifiuto” ed a “verificare correttamente l’associazione del rifiuto alle autorizzazioni in possesso dei soggetti gestori” scelti per il corretto avviamento a smaltimento/recupero del materiale. È altrettanto ovvio che tali competenze prima di tutto non si creano dal nulla, successivamente non sono obiettivamente culturalmente alla portata dei soggetti obbligati in questione. A seguito di questa considerazione il SISTRI obbligherà tali soggetti a scambiare preventivamente con i terzi che li supportano da un punto di vista consulenziale: soggetti gestori, consulenti, sportelli associativo o altro, i dati che descrivono la consistenza informativa delle loro transazione descrittiva della movimentazione di rifiuti, in modo tale che chi presta la consulenza possa verificare, sempre preventivamente rispetto alle registrazioni in SISTRI, la validità e la correttezza dei dati utilizzati. Niente di nuovo sotto il sole, è una prassi consolidata nell’uso di molti altri sistemi informatici con cui il cittadino interagisce con lo Stato; si pensi, ad esempio, a “Fisco on line” il cui uso è praticamente riservato ai consulenti fiscali nelle loro molteplici e svariate accezioni. L’ultima funzionalità descritta è una ulteriore enorme possibilità di sviluppo per le software house di settore a condizione di utilizzare i tracciati di interscambio dati dell’interoperabilità con SISTRI. Ma, al di la della considerazione “di mercato”, analizzando i target di utilizzo della applicazione SISTRI web based (vedere la tabella riportata in calce) si deduce che, al massimo, il 15% dei soggetti obbligati potranno utilizzare SISTRI tal quale, gli altri o interoperano o SISTRI muore perché diventa inutilizzabile: un intralcio ai tempi ed alle modalità operative del comparto.
È, invece, necessario che il Sistri faccia il suo mestiere: tracciare i rifiuti sulla base di standard operativi stabiliti dal Minambiente e non di attrezzature da utilizzare. In pratica, si potrebbero usare le black box scelte sul mercato e non quelle imposte dal Ministero. Il Ministero, invece, deve obbligare all’uso di uno standard di comunicazione (un po’ come i tracciati multirecord del Mud). Fino al raggiungimento di questa chimera, mi piacerebbe che oggi (per ridargli un pezzo di affidabilità) il Sistri funzionasse così: iscrizione (snellita); obbligo di black box e credenziali informatiche al posto delle chiavette Usb; codici delle Schede Area movimentazione che si vogliono usare certificati e scaricati dal portale Sistri. Tali codici si annotano sulle schede emesse dal trasportatore e/o dal produttore del rifiuto. Le attività si svolgono come adesso. Al posto del formulario si usa la Scheda opportunamente certificata dal codice Sistri. Effettuate le operazioni, ogni obbligato, entro i termini previsti per l’annotazione sui registri di carico e scarico, inoltra i dati al Sistri, apponendo la firma elettronica.
Il formulario è sostituito dalla Scheda. Il registro è sostituito dall’inoltro dei flussi dei dati. L’impresa conserva una copia dei registri in pdf e le operazioni annotate sulle stampate riportano obbligatoriamente i codici delle relative Schede Sistri.
Sono completamente d’accordo !!! - ma sono, altresì, convinto che il SISTRI nelle sue attuali funzionalità abbia appieno tutte le caratteristiche per ottemperare ai desiderata espressi dalla pregiatissima autrice, sempre che possano essere tradotti in normativa vigente. Si tratta di riformare alcune cose del sistema non così complicate come possa apparire ad un non-tecnico:
- TRACCIABILITÁ SUL TERRITORIO: “black box”, esistono due ordini di problemi nel sostituirla con prodotti di mercato nel senso che non tutti tali prodotti possono essere dotati del software che “certifica” il segnale satellitare e questo distingue SISTRI da altri sistemi di tracciabilità dei trasporti sul territorio nel senso che garantisce l’inequivocabilità di tale tracciabilità rendendola non manipolabile; l’altro problema è che esiste un intero sistema di aggiornamento del software via etere che, in vista della sostituzione, andrebbe rivisitato. Le black box devono essere fatte funzionare così come sono, solo in modo più efficace ed automatico;
- CHIAVETTE USB: l’attuale tecnologia ne permette la totale abolizione, nel senso che sia i certificati di identificazione che il software in esse contenuti possono essere distribuiti via web ed istallati nelle work station ospiti anche in assenza di supporto fisico, sarebbe, quindi, possibile evitarne l’uso e la distribuzione (altro punto dolente dell’organizzazione SISTRI); le credenziali disponibili sarebbero addirittura sufficienti per permettere a qualunque operatore di scaricare in tutta sicurezza i propri certificati rendendo superato il problema della distribuzione fisica.
- Se nell’ambito delle semplificazioni verrà eliminata l’operatività del conducente e della sua USB KEY l’operatività con SISTRI si allinea all’attuale gestione documentale, quindi, non sono necessarie modifiche comportamentali o operative.
- Per quanto riguarda il problema dei tempi di registrazione e della sostituzione del registro di carico e scarico con un flusso periodico, si tratta di capire se realmente il tempo reale delle movimentazioni sia indispensabile per la validità del sistema, oppure, se un tempo differito sia in qualche modo equipollente. Di fatto gli impianti gestori più dimensionati, quelli che registrano centinaia di movimentazioni/giorno, devono superare il concetto di comunicazione in tempo reale delle movimentazioni, altrimenti rischiano di impattare in modo devastante ed insopportabile con l’operatività abituale. Come possono fare? Attraverso supporti di interoperabilità che rendano asincrone, quindi differite anche se di secondi, le registrazioni in SISTRI rispetto agli eventi effettivi. Già questa “concessione”, possibile con l’interoperabilità, indicherebbe che la soluzione proposta dall’autrice sia percorribile. Personalmente ritengo che il problema sia del tutto concettuale piuttosto che operativo. Infatti i tempi percepiti dall’uomo sono del tutto inconfrontabili con i tempi percepiti dalle macchine; sempre nell’ottica della deduzione, esplicata nella tabella sottostante, che SISTRI sarà percorribile solamente se la gran parte dei soggetti obbligati interopereranno con esso, che differenza c’è tra un flusso spedito secondo i tempi di registrazione vigenti ed un flusso spedito come somma di transazioni consecutive ma singole nell’arco di pochi secondi? Nessuna concettualmente, solo che la seconda soluzione simula perfettamente il tempo reale per i tempi di percezione dell’uomo ma è attuata dalle macchine o, se si vuole essere precisi, dai supporti informatici, nella loro accezione più innovativa ed utile a superare le barriere fisiche della umana natura. Ed è attualmente possibile con le prestazionalità esposte da SISTRI
Gli spettri del Mud sarebbero eliminati e sostituiti con un invio periodico di un flusso di dati semplicissimo, contenente le lavorazioni effettuate e le giacenze presso i produttori e gli impianti. Inoltre, per rendere credibile una vera tracciabilità, l’obbligo del Sistri non dovrebbe soffrire eccezioni, la procedura di iscrizione dovrebbe essere più che snella (quasi anoressica) e con costi ridottissimi. A tacere della normativa di base che va epurata e resa indenne dalla infinità di casi particolari e dalla divergenza rispetto all’informatica. “Se solo fosse vero”, rubando a Marc Levy il titolo del suo bellissimo romanzo. Invece, sembra non ci sia nulla da fare e, se il Sistri parlasse, come il fantasma del romanzo di Levy, ci racconterebbe la sua pena dicendo “sono stato attratto dall’opposto dei miei sogni, agli antipodi da ciò che poteva farmi sbocciare, per troppo tempo, ecco tutto”.
In conclusione, sono perfettamente d’accordo con Paola Ficco della farraginosità dell’attuale SISTRI, sono, però, altrettanto convinto, avendolo sperimentato a lungo, personalmente e da vicino, che con pochi, ma veramente pochi ed attenti interventi, il SISTRI possa vivere presso di noi e non ai nostri antipodi. La mia personale opinione, e la espongo cercando di ottenere l’appoggio della pregiatissima autrice perché ritengo sarebbe molto utile al raggiungimento dello scopo di rendere funzionante SISTRI, è che il legislatore dovrebbe fare uno sforzo verso il concetto dell’applicabilità del sistema nella attuale situazione operativa e culturale del comparto prima di scrivere regole che obbligano il prodotto informatico ad approntare lacci e laccioli che lo rendono effettivamente inapplicabile.
Roberto Conforto
Operatori del comparto: aziende che si occupano di raccolta, trasporto smaltimento/recupero già dotati di supporti informatici,
Operatori Pubblici: multi utilities, aziende ospedaliere, pubblica amministrazione compresi i Comuni,
Aziende autonome: grandi gruppi industriali, aziende produttive di grosse, medie, piccole dimensione, informaticamente strutturate,
Aziende deleganti: micro imprese che si servono di operatori del comparto, di consulenti o degli sportelli associativi per ottemperare al SISTRI.
